Il Castello Manfredonico

Dal punto di vista urbanistico il castello è un caso anomalo, in quanto è arroccato a distanza dall'abitato e quindi sorto non per esigenze di colonizzazione, ma come presidio residenziale e strategico per Manfredi I Chiaramonte. La prima cinta di mura, spessa 1,25mt con quattro feritoie per l'illuminazione, sedili e corpi di guardia, sul lato nord, difende l'accesso, si inerpica con una rampa a 30mt dal pianoro, e si apre per mezzo di una porta ad arco ogivale. Di fronte all' ingresso una grande scuderia semidistrutta con volta a botte e direttrice ogivale.

 Una seconda rampa si avvita sulla roccia e porta all'ingresso del castello vero e proprio, a 52mt dal piano. Il lato sud, fortificato su quattro lati a strapiombo, comprende i corpi residenziali che poggiano su sotterranei e cisterne; il lato nord, a tre facciate, raggiunge la quota massima (778mt) e racchiude la cappella e gli alloggiamenti militari. Tre stemmi sono scolpiti sul portale d'accesso a questa cittadella a sette lati, che ha i merli dello spallo murati in una poderosa sopraelevazione in conci squadrati, di epoca successiva alla costruzione. 

Il risultato architettonico-estetico è di valore eccezionale per al costruzione militare del '400 siciliano. L'adattamento delle strutture alla morfologia della roccia fu ideale, tanto che la facciata sud, vista dal basso, sembra frutto di nascita spontanea, tipicamente medievale, di mura dalla rupe, senza quel disordine artigianale tipico delle fortificazioni militari, con i chiari segni di progettazione architettonica. 

L'adattamento alla rupe influenza ugualmente la disposizione della pianta interna del castello. Un primo cortile, tra le mura e la chiesa (su uno sperone roccioso più alto) guardava a valle attraverso la  bifora del muro perimetrale, e attraverso un portale gotico, introduceva nella grande sala dei baroni con 5 grandi archi ogivali, restaurata dall'architetto Armò all'inizio del 900. 

Contigua è una saletta triangolare che raccorda la sala dei baroni a quella del camino, con volta a crociera e 4 pilastri ottagonali agli angoli, sormontati da capitelli rozzamente scolpiti con motivi di foglie, in pietra da taglio, con la solidità tipica delle grandi fabbriche medievali. Un altro portale introduce alla cappella, strutturata con doppia volta a crociera illuminata dagli squarci profondi di due feritoie. Questo fu l'ambiente più lungamente abitato del castello, come dimostra l'intonaco dell'abside, di epoca barocca. 

In ogni caso, la vita del castello pare che termini, dal punto di vista residenziale, col finire del '500. Nel XVIII secolo esso fu adibito a carcere, con le celle nei sotterranei. Nel '600 li valore strategico della posizione isolata e rampante sulla roccia aveva perso efficacia, e la residenza in paese era più conveniente alle attività economiche del barone feudatario. Questo ha permesso di conservare il castello senza trasformazioni manieristiche e barocche, raro esempio di tardo medioevo siciliano, una delle testimonianze più imponenti di quel mondo medioevale con cui la cultura spagnola, dominante dal XVI sec. nell'isola, segnò una contrapposizione frontale. 

L'epoca aragonese e dell'anarchia baronale fu cancellata di forza quasi dovunque in Sicilia, fino al recupero dell'800, con la "Storia del Vespro" di Michele Amari, che riscopriva l'esperienza degli uomini forti, indipendenti, non ancora succubi dell'Inquisizione e della Spagna che nel medioevo avevano affermato la volontà di autonomia di una Sicilia che gli arabi e poi i normanni e svevi avevano riportato a centro culturale del Mediterraneo. 

Dal castello si gode di ampie vedute che spaziano per gran parte dell'orizzonte ottico e rappresentano un'ulteriore ricchezza del sito e del monumento. In direzione occidentale si percepiscono le espansioni recenti dell'abitato di Mussomeli che, estendendosi in direzione meridionale, si manifestano con la loro modernità contrastante con la qualità tradizionale del paesaggio; volgendosi verso sud-sudovest e da meridione verso oriente si apprezzano invece gli sconfinati panorami delle colline argillose su cui si ergono rare cime isolate. lI paesaggio del seminativo domina i vasti panorami rurali, cangiante in modo caratteristico nel corso delle stagioni, con una varietà di cromatismi che vanno dal verde tenue al colore bruno dei terreni arati, al nero delle ristoppie.