Il Castello Manfredonico
Il Castello isolato su uno sperone di roccia come un albero legato alle radici, tra le rocche siciliane, più di tutti raccoglie gli elementi architettonici del medioevo eroico: gli ornati del gotico chiaramontano delle bifore, dei portali a sesto acuto, dei capitelli a merletto, le torri e le merlature, la fusione tra natura e struttura. E' ricco di leggende: un'adunanza di baroni nel 1391 in cui si individuava una manifestazione indipendentista della nazione siciliana; la triste fine delle sorelle di un barone murate vive in una torre mentre egli era in guerra, la lotta senza quartiere, nel XVIII secolo, condotta dal castello contro il leggendario bandito Testalonga, Antonino Di Blasi da Pietraperzia. Il castello si trova un miglio ad est del paese, e domina il latifondo da una rupe alta 80 metri, a picco sul terreno, con una ripida scarpata accessibile solo dal lato nord-est. Qui, alla base della rupe, una cortina merlata ospitava un alloggiamento per le truppe di difesa dell'accesso. Una seconda cinta, realizzata integrando le mura con le rocce, fortifica il pianoro intorno alla vetta. Manfredi I di Chiaramonte lo fece costruire intorno al 1370, e nel 1374 è documentata la presenza di re Federico il Semplice d'Aragona con al sua corte, e si tramanda che nel 1390 o 1391 Manfredi vi avesse convocato, nella sala grande, un'assemblea di baroni per organizzare la resistenza dell'insediamento in Sicilia degli Aragonesi partigiani dell'antipapa Clemente VI. Ma il tentativo, se ci fu, fu vano, e i beni chiaramontani della fascia Palermo-Agrigento vennero infeudati a Guglielmo Raimondo Moncada ,e dopo alterne vicende, il castello di Mussomeli fu venduto ad un valenciano, Giovanni Castellar (i cui stemmi di famiglia sono scolpiti ai lati dell'arco ogivale che sovrasta l'accesso alla cinta interna) e poi ai Lanza, cui rimase in proprietà fino ai nostri giorni.
Visita l'interno del castello con il nostro Virtual Tour. Usa i tasti funzione sull'interfaccia per visualizzare la planimetria, per accedere direttamente alle sale e per abilitare l'accelerometro dello smartphone che ti permetterà di visualizzare lo spazio inquadrandolo virtualmente.
Dal punto di vista urbanistico il castello è un caso anomalo, in quanto è arroccato a distanza dall'abitato e quindi sorto non per esigenze di colonizzazione, ma come presidio residenziale e strategico per Manfredi I Chiaramonte. La prima cinta di mura, spessa 1,25mt con quattro feritoie per l'illuminazione, sedili e corpi di guardia, sul lato nord, difende l'accesso, si inerpica con una rampa a 30mt dal pianoro, e si apre per mezzo di una porta ad arco ogivale. Di fronte all' ingresso una grande scuderia semidistrutta con volta a botte e direttrice ogivale. Una seconda rampa si avvita sulla roccia e porta all'ingresso del castello vero e proprio, a 52mt dal piano. Il lato sud, fortificato su quattro lati a strapiombo, comprende i corpi residenziali che poggiano su sotterranei e cisterne; il lato nord, a tre facciate, raggiunge la quota massima (778mt) e racchiude la cappella e gli alloggiamenti militari. Tre stemmi sono scolpiti sul portale d'accesso a questa cittadella a sette lati, che ha i merli dello spallo murati in una poderosa sopraelevazione in conci squadrati, di epoca successiva alla costruzione.
Il risultato architettonico-estetico è di valore eccezionale per al costruzione militare del '400 siciliano. L'adattamento delle strutture alla morfologia della roccia fu ideale, tanto che la facciata sud, vista dal basso, sembra frutto di nascita spontanea, tipicamente medievale, di mura dalla rupe, senza quel disordine artigianale tipico delle fortificazioni militari, con i chiari segni di progettazione architettonica. L'adattamento alla rupe influenza ugualmente la disposizione della pianta interna del castello. Un primo cortile, tra le mura e la chiesa (su uno sperone roccioso più alto) guardava a valle attraverso la bifora del muro perimetrale, e attraverso un portale gotico, introduceva nella grande sala dei baroni con 5 grandi archi ogivali, restaurata dall'architetto Armò all'inizio del 900. Contigua è una saletta triangolare che raccorda la sala dei baroni a quella del camino, con volta a crociera e 4 pilastri ottagonali agli angoli, sormontati da capitelli rozzamente scolpiti con motivi di foglie, in pietra da taglio, con la solidità tipica delle grandi fabbriche medievali. Un altro portale introduce alla cappella, strutturata con doppia volta a crociera illuminata dagli squarci profondi di due feritoie. Questo fu l'ambiente più lungamente abitato del castello, come dimostra l'intonaco dell'abside, di epoca barocca. In ogni caso, la vita del castello pare che termini, dal punto di vista residenziale, col finire del '500. Nel XVIII secolo esso fu adibito a carcere, con le celle nei sotterranei. Nel '600 li valore strategico della posizione isolata e rampante sulla roccia aveva perso efficacia, e la residenza in paese era più conveniente alle attività economiche del barone feudatario. Questo ha permesso di conservare il castello senza trasformazioni manieristiche e barocche, raro esempio di tardo medioevo siciliano, una delle testimonianze più imponenti di quel mondo medioevale con cui la cultura spagnola, dominante dal XVI sec. nell'isola, segnò una contrapposizione frontale. L'epoca aragonese e dell'anarchia baronale fu cancellata di forza quasi dovunque in Sicilia, fino al recupero dell'800, con la "Storia del Vespro" di Michele Amari, che riscopriva l'esperienza degli uomini forti, indipendenti, non ancora succubi dell'Inquisizione e della Spagna che nel medioevo avevano affermato la volontà di autonomia di una Sicilia che gli arabi e poi i normanni e svevi avevano riportato a centro culturale del Mediterraneo. Dal castello si gode di ampie vedute che spaziano per gran parte dell'orizzonte ottico e rappresentano un'ulteriore ricchezza del sito e del monumento. In direzione occidentale si percepiscono le espansioni recenti dell'abitato di Mussomeli che, estendendosi in direzione meridionale, si manifestano con la loro modernità contrastante con la qualità tradizionale del paesaggio; volgendosi verso sud-sudovest e da meridione verso oriente si apprezzano invece gli sconfinati panorami delle colline argillose su cui si ergono rare cime isolate. lI paesaggio del seminativo domina i vasti panorami rurali, cangiante in modo caratteristico nel corso delle stagioni, con una varietà di cromatismi che vanno dal verde tenue al colore bruno dei terreni arati, al nero delle ristoppie.